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13 HOURS - THE SEGRET SOLDIER OF BENGHAZI






Regia: Michael Bay
Interpreti: John Krasinski, Freddie Stroma, Toby Stephens, Pablo Schreiber, David Denman.

Trama: Libia, settembre 2012. Jack Silva, bisognoso di qualche guadagno extra, sceglie di tornare in missione come GRS, le Guardie di Sicurezza, corpo di contractor di appoggio alla CIA. Arrivato a Bengasi, si rende conto che la situazione è più pericolosa di quello appare, il paese è una polveriera pronta ad esplodere. L'ultimo giorno della sua missione coincide con un attacco, ampiamente pianificato, di terroristi libici alla base segreta americana.

questo posto è uno schifo, non solo fa un caldo incredibile ma non distingui i buoni dai cattivi

Forse questo l'ho visto solo io ed un paio di altri spettatori temerari come me.
Lo sappiamo, per noi fini cinefili (ehm...) MaicolBei è il male assoluto, e non basta un buon film come "Pain and Gain" a farci abbassare la cresta. Ho usato questo termine non a caso, perchè se il nostro eroe non è certo celebre per pellicole eccelse ricordiamoci che parecchi di noi, tra cui la sottoscritta, tra i "guilty pleasure" annoverano una cosetta raffinata come "Armageddon".
Tutto lo sbrodolamento iniziale unicamente per dirvi che a me questo invisibile "13 Hours - The segret soldier of Benghazi" non é dispiaciuto per niente.
Prima che scatti il defollowing di massa proverò a spiegarvi pure il perché.
Il nostro Maicol sappiamo bene non essere un regista incline a finezze ed introspezioni, spesso è stato accusato di essere un po' fascistello.
"13 Hours" non rappresenta certo un'eccezione, anche questa volta Bay non va certo per il sottile,ma il risultato è quello di un film sorprendentemente solido.
Pur schierandosi apertamente il nostro pone qualche ombra sulla politica estera americana; gli eroi sono quelli che si sporcano le mani, ad uscirne malissimo sono i burocrati, gli strateghi di quella politica spesso rivelatasi fallimentare, nemmeno troppo velata la critica a Hillary Clinton all'epoca dei fatti Segretario di Stato accusata di aver gestito in maniera non proprio limpida una vicenda caduta ben presto nel dimenticatoio.
Le scene dell'assedio, dove tra l'altro viene sottolineata la difficoltà davvero di distinguere i buoni dai cattivi, un alleato degli americani ha il numero di telefonino dei terroristi e tenta un improvvisato negoziato, sono tesissime e ben girate.
Bay poi sceglie le facce giuste, vabbè un po' si somigliano tutti...comunque Krazinski, marito di Emily Blunt, ha quella faccia "un po' così" sempre in bilico tra "che ci faccio qui" e "avanti spacchiamo tutto" perfetta per un film del genere.
E al nemico, per una volta, viene concesso l'onore delle armi. Non soltanto birilli senza nome da abbattere ma uomini alla fine della battaglia pianti anche loro da famiglia e amici.
Nulla di epocale ma nemmeno quella porcheria a cui avremmo potuto associare Bay.
Anzi, "13 Hours" risulta quindi gretto si, ma cinematograficamente efficace ed avrebbe meritato un destino migliore dell'oblio a cui è stato relegato.









Commenti

  1. Non odio Michele Baia, ho ben presenti i suoi (tanti) limiti, ma se parliamo solo di dirigere sa il fatto suo, questo mi aspetta lì da mesi ormai, un giorno mi deciderò a vederlo temevo una roba eccessivamente patriottica, ma così non pare quindi prima o poi mi sparerò queste 13 ore ;-) Cheers!

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  2. mi è piaciuto solo nel scene action per il resto il solito bay :-) ...

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  3. A me Bay non dispiace: ho un debole per Pearl Harbor, ad esempio.
    Potrei recuperare. ;)

    RispondiElimina

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